sabato 5 novembre 2016

Indivisibili





Due giovanissime gemelli siamesi, sfruttate dal padre, un po' esaurito un po' stronzo, si esibiscono come cantanti sul litorale Domizio per matrimoni o per parrocchiani in cerca di miracoli. E un definitivo fenomeno da baraccone vorrebbe farle diventare, lo sventurato genitore. Se non che...la comunità - una comunità che non ha faccia, né nome, non ha eroi, né assistenti sociali che si prodighino - salva le due ragazzine. Certo, molto si deve alla personalità di Desy e Viola: bravissime le attrici, oltre che belle. Ma sul fatto che da sole, le due ragazzine non ce l'avrebbero fatta, il giudizio dell'autore è netto. Non starò a dire i particolari, di questo bel film, che merita di essere visto. L'opera di De Angelis sceglie un finale estremamente originale, rispetto a tutte le narrazioni - e sono tante - contemporanee che si occupano di degrado: una società civile, anche se non si vede, esiste, in Italia. Anche nelle zone, come quella scelta dall'autore che, secondo stampa e mass media non hanno possibilità di futuro. Il film mi ha fatto pensare a una frase che diceva sempre Giovanni Bollea, il neuropsichiatra infantile morto in tarda età, qualche anno fa, e che sempre mi colpiva: "L'Italia è un paese dove un bambino potrebbe fare un viaggio da solo dalla Sicilia a Milano, troverebbe sempre qualcuno disposto ad aiutarlo". In questa opera, nonostante tutte le traversie delle due giovani, questo principio è mostrato, non detto. 

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