D'accordo il potere dell'arte, d'accordo la forza dell'amore, d'accordo la capacità dei genitori di distruggere (o migliorare) la vita dei figli, d'accordo pure la possibilità di cambiare la faccia delle cose attraverso la potenza fisica (e morale), ma se queste cose le trovi tutte assieme, in un film solo, non sarà un po' troppo? Sto parlando di "The accountant", il film di Gavin O'Connor, con Ben Affleck e Anna Kendrick, che parla di un uomo, un contabile affetto da autismo che a grugno duro (ma quante volte l'abbiamo visto, il personaggio afflitto da autismo che sviluppa talenti e coraggio inimmaginabili, come sostituti della socialità che non gli riesce invece mica tanto bene?) e, senza mai sorridere (almeno in tutta la prima ora di film), deve tenere testa (prima a un padre fetente, poi) a ladroni matricolati, furbacchioni esperti in frodi fiscali che vogliono letteralmente fargli esplodere la roulotte (e l'ufficio) sotto le chiappe. Meno di tutto convince la descrizione dei quadri, per quanto di Renoir e di Pollock (e dell'arte in generale) come di un materiale dal "magico potere". Fa impressione (in negativo, e subito "americanata") vedere come la coprotagonista, ragazza non esperta (è figlia di un contabile, vuoi mettere in quanto a ignoranza in materie umanistiche?), identifichi il quadro e gli si avvicini, come attratta inevitabilmente da esso. Ma quando mai, nella realtà? Non solo. Lo accarezza (mai, toccare un quadro, non gliel'hanno insegnato che si rovina?) e poi lo guarda per un minuto buono, come se fosse un "tramonto luminescente", incantata, rapita. Prendo l'esempio del tramonto luminescente perché è una cosa (quella sì, davvero) di, come si dice, "fruizione immediata", e che davvero incanta e rapisce tutti. Se davvero l'arte avesse questo magico potere, se davvero facesse scattare immediatamente in avanti le dita e (come un tramonto luminescente) avvolgesse vita e menti delle persone! Ah, come sarebbe bella e diversa la vita. (Belli i Pollock nel film e però da soli, come tutto, non servono a smuovere di un millimetro, la - a tratti - banalità del film. E così, la musica dei Radiohead).
domenica 6 novembre 2016
The accountant
D'accordo il potere dell'arte, d'accordo la forza dell'amore, d'accordo la capacità dei genitori di distruggere (o migliorare) la vita dei figli, d'accordo pure la possibilità di cambiare la faccia delle cose attraverso la potenza fisica (e morale), ma se queste cose le trovi tutte assieme, in un film solo, non sarà un po' troppo? Sto parlando di "The accountant", il film di Gavin O'Connor, con Ben Affleck e Anna Kendrick, che parla di un uomo, un contabile affetto da autismo che a grugno duro (ma quante volte l'abbiamo visto, il personaggio afflitto da autismo che sviluppa talenti e coraggio inimmaginabili, come sostituti della socialità che non gli riesce invece mica tanto bene?) e, senza mai sorridere (almeno in tutta la prima ora di film), deve tenere testa (prima a un padre fetente, poi) a ladroni matricolati, furbacchioni esperti in frodi fiscali che vogliono letteralmente fargli esplodere la roulotte (e l'ufficio) sotto le chiappe. Meno di tutto convince la descrizione dei quadri, per quanto di Renoir e di Pollock (e dell'arte in generale) come di un materiale dal "magico potere". Fa impressione (in negativo, e subito "americanata") vedere come la coprotagonista, ragazza non esperta (è figlia di un contabile, vuoi mettere in quanto a ignoranza in materie umanistiche?), identifichi il quadro e gli si avvicini, come attratta inevitabilmente da esso. Ma quando mai, nella realtà? Non solo. Lo accarezza (mai, toccare un quadro, non gliel'hanno insegnato che si rovina?) e poi lo guarda per un minuto buono, come se fosse un "tramonto luminescente", incantata, rapita. Prendo l'esempio del tramonto luminescente perché è una cosa (quella sì, davvero) di, come si dice, "fruizione immediata", e che davvero incanta e rapisce tutti. Se davvero l'arte avesse questo magico potere, se davvero facesse scattare immediatamente in avanti le dita e (come un tramonto luminescente) avvolgesse vita e menti delle persone! Ah, come sarebbe bella e diversa la vita. (Belli i Pollock nel film e però da soli, come tutto, non servono a smuovere di un millimetro, la - a tratti - banalità del film. E così, la musica dei Radiohead).
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