domenica 6 novembre 2016

Next Stop: Utopia



Grecia, Salonicco, durante gli anni della crisi. Una fabbrica di materiali da costruzione chiude, nessuno dei 70 operai (tutti maschi) che ci lavoravano dentro viene pagato. I lavoratori occupano. La proprietaria della fabbrica pensa che non ne abbiano il diritto: sono degli impostori, dice nelle interviste, usano impianti e strutture che non sono le loro. I lavoratori provano a gestire la fabbrica col sistema della democrazia diretta: qualsiasi decisione deve essere presa dopo aver votato. I settanta usano gli impianti (o la parte che riescono a far funzionare, perché gli vengono staccate luce e acqua) per mettersi a fare sapone ecologico. Intanto discutono, litigano: c'è chi vuole andare avanti, chi vuole mollare perché quel che entra è poco, qualcuno ci rimette i propri guadagni. La storia intanto fa il giro della Grecia, e poi dell'Europa, arriva negli Stati Uniti. Tsipras dà agli operai tutto il suo appoggio. Si cerca una soluzione con il Ministro dell'Economia, che però non arriverà. Arriva Naomi Klein a presentare il suo libro ("Shock Economy") e a portare la sua solidarietà. Agli operai, dopo più di un anno di occupazione vengono dati altri impianti, continueranno a fare sapone ecologico. Intanto i settanta litigano: metà di loro va via, l'altra metà resta. Arriveranno a litigare in tribunale. Ma il sogno di andare avanti, di costruire una piccola democrazia e un sistema di convivenza migliore sul lavoro e fuori, restano. La fabbrica di materiali da costruzione è diventata un luogo simbolo e non solo per la Grecia: le sue strutture vengono usate ancora oggi per tenervi concerti, presentare libri, fare incontri sulla pace, sulla democrazia. La proprietaria, secondo la sentenza, avrebbe dovuto affrontate due anni di carcere, per non aver pagato gli operai. Ha fatto servizio sociale. Un bell'esempio non solo di cosa sia un buon documentario, ma anche di come si possa diffondere un'idea di politica che non sia solo impastrocchiate discussioni televisive. Apostolos Karakis, il regista, ha seguito le vicende della fabbrica per più di due anni. 

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