sabato 5 novembre 2016

Un mostro dalle mille teste


Una donna ha il marito che sta morendo di tumore. Lei e il figlio adolescente sono decisi a tutto, purché lui non soffra: questo film parla di quel che succede quando sta male una persona amata, e di come la burocrazia, nella maggior parte dei casi blocchi gli aiuti, invece di favorirli. Ma è un film fatto di prospettive personali, punti di vista "particolari": il regista inquadra spesso le scene da dietro un vetro, o le copre in parte con pareti mobili d'ufficio, se ne ritaglia un pezzo usando le mura degli appartamenti, le scale, le colonne degli androni.  E sicuramente, se omaggio è, lo è più all'uso della luce (nella storia dell'arte e) nel cinema, che alla sofferenza e al disagio, come spesso, senza volere accade in questo genere di film. Così, qualsiasi cosa (un orologio, una scala, i riflessi in un vetro, un volto umano, un dialogo fra la protagonista e l'addetta all'accoglienza) diventa un'occasione per mostrare le coincidenze, la forza delle cose e degli esseri umani, le connessioni che corrono nel mondo. Disagio e sofferenza, sembra dire il regista Rodrigo Plà, sono ciò a cui ci si deve ribellare.

Layla M.

Una ragazzina nata da Amsterdam, di origini marocchine, per protesta contro il padre (ben integrato in Olanda) sceglie l'Islam radicale. Un film intelligente, contro i luoghi comuni, un bellissimo personaggio femminile, Layla M.



Snowden


Un grande Oliver Stone quello di "Snowden", che non risparmia critiche ad Obama e prende posizione con molta chiarezza al fianco del giovane che nel 2013 mise quasi in ginocchio quello che, nel film, è definito "il più grande continente del mondo", gli USA. Il film è davvero un inno al coraggio, alla determinazione e anche alla fragilità emotività di un ragazzo sofferente (la forma di epilessia che gli fa cambiare lo sguardo sul mondo è descritta quasi come una dote, e Snowden smetterà, a un certo punto, di prendere i farmaci che ne rallentano le facoltà) un esperto di informatica arrivato giovanissimo ai massimi livelli, che ha rinunciato a un posto di potere, a molti soldi, e a una vita stabile per dichiarare al mondo intero, non solo che siamo tutti spiati e che il terrorismo è una scusa per tenerci tutti sotto scacco, ma che le guerre "per portare libertà" condotte dagli Stati Uniti (nessun presidente escluso) in giro per il mondo, sono operazioni portate avanti come lavori di routine, da persone snervate che si servono dei droni, come di giocattoli, e ridacchiano della morte di innocenti inermi. Uno Stone al meglio quindi, un esercizio di stile (complice l'uso di una macchina da presa che si incanta davanti alle meraviglie della tecnologia) non slegato dal racconto di un'umanità che sceglie la caccia al fagiano per rilassarsi i nervi (i responsabili supremi della sicurezza), e che può essere messa in crisi solo dalla sincerità davvero struggente di un giovane che, proprio come è nell'Idiota di Dostoevskij, sceglie di rimanere "umano", per rimanere se stesso. Dal 2013, Snowden vive in Russia. Gli Stati Uniti gli hanno ritirato il passaporto e su di lui pesano denunce che vanno dal furto di notizie di proprietà del governo, allo spionaggio.

Captain Fantastic

Matt Ross ha fatto un film su un padre e una madre che non credono nel capitalismo americano, anzi, lo odiano, così come odiano le religioni; amano Noam Chomsky più di qualsiasi Dio (al punto da festeggiarne il compleanno), i libri e i classici in particolare. E secondo questi criteri, rigidissimi, educano i figli, in uno stato di isolamento pressoché assoluto, in mezzo alla natura. Il risultato sono dei figli eccezionali: generosi, intelligenti, spiritosi, ma non integrati, e decisamente poco furbi. Quando la madre per i postumi di una depressione, si suicida, assistiamo allo scontro fra la famiglia 'alternativa' e il resto della società, compresi i parenti (un po'stronzi) della madre. No, questo film non parla di "un uomo tenta di reintegrarsi nella società", non è la "storia di una famiglia disfunzionale". no, Matt Ross ha fatto un film che parla di una guerra, guerra che vede da una parte "l'individuo in lotta" e dall'altra una società ignorante, quella "capitalista", poco generosa, fatta di ciccioni di cui i ragazzini chiedono al padre, "ma sono ippopotami?" Il finale dice: non importa se perderai, conta come vivi. Un film da vedere, bellissimo, saltando le recensioni.

Nocturama





Da romanzo ottocentesco, più che da film, la storia di "Nocturama". Bonello, il regista, prima degli attacchi di Parigi presenta storia e sceneggiatura, e va tutto bene. Lui è artista apprezzato e capace. Quando il film è pronto, si verificano gli attacchi di Parigi, e così il film non viene preso a Cannes, perché giudicato "antifrancese". A essere sincera ho dovuto fare la fila due volte, per vederlo. La prima: "il proiettore è rotto, ci spiace, signori". (20 ottobre 2016)

Hell or High Water


Non il solito film di rapinatori e sceriffi, come un po' sembra anche dal trailer, ma una saga familiare dal finale positivo, nonostante la tragedia. Un racconto sull'affetto che lega due fratelli, uno con la fissa della violenza e delle rapine e l'altro, padre premuroso e, per quel che può, attento. Forse il film più bello che abbia visto negli ultimi giorni.

Un treno per Bausan


Buonissima l'idea dell'aggressività come un'epidemia. Così come l'idea che l'orda degli aggressivi si distragga con lo squillo del cellulare. Meno buono il familismo come rimedio di tutto. Vorrebbe essere un film che toglie il respiro, tra "Snowpiercer" e "A 30 secondi dalla fine" con insalata di zombie, ma non gli riesce. Per chi piace.